Citylife, parte la seconda fase dei lavori

Un concorso per la quarta e quinta torre, sorgeranno su 70 mila metri quadrati tra via Gattamelata e piazza Sei febbraio dove oggi ci sono campi da tennis e uffici. Costruiti assieme alle ultime residenze ospiteranno centri direzionali d’azienda.
Le tre torri di Citylife «rischiano» di diventare quattro. O addirittura cinque. Per recuperare i 70 mila metri quadrati di superficie lorda complessiva di pavimento rimasti in sospeso rispetto alla variante di progetto del 2008, Citylife — società il cui proprietario unico è Generali dopo la cessione della torre Isozaki ad Allianz — sta pensando a due nuovi grattacieli direzionali sui terreni a oggi adibiti a campi da tennis provvisori e agli hangar sede di cantiere del progetto. Si tratta di due torri esclusivamente a uso uffici, da costruire assieme all’ultimo lotto di residenze Libeskind (sui terreni del campo pratica di golf) verso piazza Giulio Cesare, per cui è stato indotto un concorso internazionale.
Rispetto al progetto del 2004 — poi modificato nel 2008 per 292 mila mq edificabili — a oggi il cantiere conta «soltanto» 220 mila mq costruiti, comprensivi di due aree ancora non realizzate, vale a dire la Torre Libeskind (il «Curvo», che verrà ultimato nel 2020) e le ultime residenze dell’archistar americana verso piazzale Giulio Cesare. Restano dunque da «cubare» l’equivalente degli spazi occupati dai due blocchi delle ex residenze Isozaki — previste nel quadrante Nord-Est del cantiere verso Domodossola — e dalla Torre Arduino, prolungamento in altezza delle residenze di Libeskind sull’area che oggi ospita Orticola (e che diventerà un’ulteriore parte di parco pubblico).
Un iter progettuale che, dopo le grandi difficoltà (e diffidenze) iniziali, dimostra il successo del progetto Citylife, definitivamente sbocciato alla fine dell’anno scorso. Dopo l’affitto della Torre Libeskind alla società di consulenza Pricewaterhousecoopers (Pwc) — che proprio in questi giorni sta ultimando gli accordi di locazione (15 anni più nove) — e dopo l’inaugurazione, nel novembre scorso, dello «shopping district» — un padiglione da cento negozi ai piedi della Torre Hadid («lo Storto» da luglio pronto a ospitare oltre duemila dipendenti di Generali) — ecco svelata la «fase 2» dell’operazione Citylife. In stand-by le offerte già pervenute da grandi catene alberghiere, Generali punta a una vocazione al 100 per cento direzionale. Il che significa niente più residenze né musei né negozi. Soltanto uffici. Possibilmente agili, come da richieste di mercato.
La prima delle due torri dovrebbe sorgere tra l’asse Galantino (la galleria Ferrieri che conduce da piazza Sei febbraio a piazza Tre Torri, cuore di Citylife sotto i grattacieli) e l’asse Domodossola (via Ortese) che, attraverso le due palazzine della Fondazione Fiera, crea un anello viabilistico riservato ai taxi verso l’epicentro del nuovo quartiere. La seconda, invece, teoricamente più imponente, riguarderà l’area Nord alle spalle del cantiere del Curvo di Libeskind verso viale Duilio, dove oggi sorgono gli uffici di Citylife tra il centro congressi MiCo e il velodromo Vigorelli finalmente riaperto (a maggio le aperture per gli appassionati saranno cinque) grazie agli oneri di urbanizzazione del progetto immobiliare nonostante le complicazioni burocratiche insorte dopo il restauro della pista icona del ciclismo e della «Sei giorni».
Oltre al Vigorelli, i lavori a scomputo di Citylife, pattuiti durante la variante del 2008, hanno riguardato la fontana delle «Quattro stagioni» di piazzale Giulio Cesare, l’asilo nido comunale (per 68 bambini) che aprirà a settembre, i 170 mila metri quadrati di verde pubblico, la caserma dei carabinieri di via Colleoni (che diventerà un comando di polizia locale) nonché dell’ex padiglione 3 della fiera, il palazzetto dello sport art nouveau anni Venti, che verrà trasformato in spazio a vocazione culturale e polifunzionale aperto alla città da piazza Sei febbraio verso le Tre Torri.

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